venerdì, agosto 06, 2004

Racconto "Il Grande Viaggio"


E’ il mese di Luglio e mancano ormai poche ore alla partenza. Sul letto ho tutti giornali già letti o almeno sfogliati. Le immagini dei mitici New York Jets nella vittoria del Super Bowl sembrano già storiche eppure sono avvenute solo all’inizio di quest’anno. Volto pagina con fare svogliato ma la foto del nostro Presidente Kennedy mi colpisce e irrigidisce la mia spina dorsale: ogni volta che lo vedo, è sempre più forte di me. Uno sguardo magnetico, fatto per amare. Quella che sto per compiere è una sua volontà, e non lo ringrazierò mai abbastanza per questo. Chiudo il giornale; ora dovrei dormire…ma quel sonnifero creato apposta per me da illustri scienziati non vuole proprio saperne di spegnere i miei occhi. Solo, al tavolino della mia stanza, vicino la finestra osservo un cielo nero come l’inchiostro. Nella stanza la temperatura è perfetta, nonostante fuori sia piena estate. Nelle ultime settimane mi hanno ovattato la vita: non possono permettersi che mi succeda qualcosa. Un solo raffreddore manderebbe all’aria ogni cosa. Eppure sono stufo di tutte queste attenzioni, mi rincuora solo il fatto che manca poco all’ora stabilita. Sto per essere l’uomo più libero della terra, proprio perché libero dalla Terra stessa. Non sono preoccupato, ma nervoso. Ho troppi occhi addosso, e sento troppe responsabilità che non mi appartengono. E’ un peso gravitazionale enorme, che sembra quasi voler schiacciare l’uomo a terra. E’ anche questo che mi affascina della mia destinazione. Ora avrei davvero bisogno di una sigaretta. Eppure ne avevo nascosta una nel fondo del cassetto dell’armadio, all’inizio del corso! Sbircio in fondo in fondo …eccola! La porto al naso, cercando di fumarla con questo. Sapevo mi sarebbe servita! L’accendo e incomincio a tirare dal filtro… erano mesi che non sentivo la nicotina…che non sentivo la gola grattata dal fumo. Domani sarò un uomo diverso e probabilmente il solo pensiero già mi sta cambiando. All’inizio dell’avventura avevo creduto di soffrire per tutte le persone che avrei lasciato, ma ora ripensandoci non mi sembrano così tante e soprattutto così importanti. Devo concentrarmi. Una sola idea in testa: partire. L’orologio atomico segna le 22:15. Il letto è ancora intatto e la cenere che giace su un foglio di carta mi fa impazzire. E’ nell’aspetto, simile alla terra che ho studiato negli ultimi mesi sui libri del corso. Soffio leggermente per smuoverla, stuzzicarla, costatarne la consistenza. Luccicante, soffice, argentea…per me la vita. Fin da bambino ho sognato questo momento, e ho lottato per ottenerlo. I miei pensieri sono lassù, con i volti degli amici persi, le donne dalle quali sono scappato, i luoghi nei quali ho giurato di tornare, ma che non ho più rivisto. Ricordo quando mio nonno mi trovava addormentato in veranda con il naso all’insù, e con gli occhi pieni di lacrime. Era lui che mi portava nel letto e mi coccolava ancora un po’. Ripeto nella mente la parola magica che mi aveva insegnato: “Tranquillità”, una parola che risuona ogni giorno nella mia mente. Mi alzo per scuotere un pò i nervi. Incomincio a preparare le mie cose…in un movimento lento e costante, preciso e morbido, accurato e affascinante. Il silenzio avvolge l’intera stanza isolata, ma penso che anche a quello è servito il corso: imparare a sopportare il silenzio, l’unico suono una volta a destinazione. Attorno tutto tace, eppure so che i miei compagni d’avventura sono svegli. Anche loro si aspettano qualcosa da me. E’ il mese di Luglio e questa sera è la sera più importante della mia vita e forse del mondo intero. Miliardi di occhi mi seguiranno tra poco da ogni angolo della terra accompagnandomi col pensiero e l’immaginazione. E’ la domenica del 16 Luglio 1969 ed il mio nome è Neil Aden Armstrong, primo astronauta dell’ Apollo 11 in partenza verso la Luna.